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Data: 06/03/2001
Testata: IL SOLE 24 ORE Giorno: Martedi'

ITALIA - LAVORO

Studio Bocconi: tanta litigiosità e sentenze-lumaca
Licenziamenti, al Sud l'azienda <paga> di più
Rita Fatiguso

MILANO *c Al Sud si ricorre più spesso al giudice e, per giunta, si rimane più a lungo in tribunale. Licenziare, con queste premesse, diventa più costoso anche se il campo, finora, era disseminato di indizi più che di prove.
Uno studio di Mario Macis, ricercatore dell'Igier-Bocconi, ha tentato di superare l'ostacolo principale, quello dell'analisi qualitativa delle sentenze in materia di licenziamenti raccolte anno per anno dall'Istat per le statistiche giudiziarie.
Nel periodo dall'89 al '98 - rivela la ricerca della Bocconi - una causa in primo grado al Sud è durata in media 23 mesi contro i 15 del Centro-Nord (la media italiana è di 21).
Quanto alla litigiosità, Campania e altre Regioni del Sud hanno fatto registrare tassi doppi rispetto al Nord (fa eccezione la Lombardia). Negli anni dal '94 al '98 la forbice si è allargata e la conflittualità è diventata quadrupla rispetto al Nord. Sempre nel periodo considerato dalla ricerca un lavoratore dipendente su poco meno di 400 ha fatto ricorso al giudice, nel Lazio un addetto su 5mila, uno su 7mila in Lombardia, uno su 11mila nel Nord-Est e appena uno ogni 16mila in Emilia Romagna.
Paradossalmente, si ricorre al giudice dove c'è meno possibilità che la lite sia vincente. Dal 1989 al '93, infatti, il 64% delle sentenze è stata favorevole ai lavoratori contro il 38% del Mezzogiorno. <Ma il fatto si spiega - precisa Macis - con il principio dell'autoselezione: a sentenza, in pratica, arrivano solo i casi più gravi e, soprattutto, relativi alle fasi più difficili della congiuntura economica locale>.
I tassi di litigiosità, in buona sostanza, tendono a seguire il livello di disoccupazione. Di conseguenza, al lavoratore <conviene> far causa quando il mercato del lavoro è depresso piuttosto che in una congiuntura più dinamica o in momenti più felici del ciclo economico.
Il che rafforza l'idea del ruolo della giustizia civile come <stabilizzatore economico> o elemento di redistribuzione del reddito, come dimostrano peraltro le esperienze della Germania o della Spagna.
Troppe variabili, in realtà, concorrono ad aggravare il peso in certe aree del Paese dei licenziamenti individuali: lo stesso episodio in un certo posto è considerato un giustificato motivo di licenziamento, in altri può non esserlo anche in ragione con un alto livello di disoccupazione. Tasso di disoccupazione locale, favore dei giudici per il lavoratore, gravità della sanzione, durata media dei processi sono fattori che aumentano il costi del licenziamenti contribuendo anche a scoraggiare l'impresa dai licenziamenti <facili>, che resteranno limitati ai casi più gravi.
Al Nord, al contrario (ma i dati risentono delle rilevazioni ferme al '93) si concilierebbero di più le controversie.
<Come non condividere questa tesi? - sostiene Enrico Moroni, responsabile dell'ufficio vertenze nazionale della Cgil, istituito di recente -. Su circa 15 province monitorate e ben 50mila richieste di conciliazione obbligatoria, la metà è finita direttamente in tribunale. La conciliazione obbligatoria non funziona. Bisognerebbe riordinare le direzioni provinciali del lavoro e fare l'accordo sull'arbitrato e la concialiazione. La giusta causa di licenziamento, invece, resta necessaria proprio laddove le condizioni di lavoro sono meno facili>.
Rita Fatiguso

Grafici
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